Stelle a luci spente
25/01/2010
Marco Barzizza
sport/i-love-nba
Voti (13):
Brillano, ma meno del previsto. Si fa la conta: Kobe supera West ma perde con Memphis, D’Antoni scende la scala, Wade sfoglia la margherita. A qualche giorno dall’All Star Game.
A una settimana dall'All Star Game, di stelle che brillano ce ne sono. Ma non quelle che più ci si aspettava. Da queste escludo Kobe, che nella notte ha superato Jerry West, diventando il miglior realizzatore di sempre della storia della franchigia losangelina. Nonostante ciò, però, i suoi Lakers sono stati sconfitti dai Memphis Grizzlies, confermando un momento di alti e bassi per la formazione californiana. Stelle offuscate sono soprattutto quelle dei Celtics, che vivono un momento che -a voler essere proprio critici- è ben diverso rispetto a quello dei giallo-malva. La vittoria nella scorsa notte contro Washington è un buon palliativo, ma è evidente quanto la franchigia biancoverde abbia dei limiti di brillantezza, che il solo Rondo sembra al momento in grado di dare (17 punti per Rajon nella notte). Pierce 12, Allen 10, Wallace 14: non sono questi gli scores a cui sono abituati i tifosi del trifoglio, che possono quantomeno consolarsi con i 19 di Garnett, tornato finalmente in campo a far sentire la sua presenza (anche 6 rimbalzi e 3 assist per Kevin contro i Wizards). Boston è terza a est, dietro all'imprendibile Cleveland -che sembra viaggiare senza freni- e alla sempre presente Orlando, che ha ritrovato Rashard Lewis, autore della sua migliore prestazione stagionale proprio contro i Celtics (23 punti).
PROVACI ANCORA, MIKE
Sempre a oriente, chi sta straordinariamente risalendo la china sono i nostri due connazionali canadesi, Bargnani e Belinelli, che coi Toronto Raptors si sono portati al quinto posto della classifica di Conference. Le ultime 5 vittorie consecutive hanno consentito di portare il record da negativo a positivo (26-22), lanciando definitivamente i canadesi nella corsa ai playoff. Dietro di loro viaggiano anche i Chicago Bulls, che allo stesso modo hanno vinto altrettante gare in successione restando al sesto posto, e dove Rose sta diventando sempre più uomo-franchigia. Due squadre che in questa parte della stagione stanno rifacendosi di un inizio tutt'altro che confortante. Sempre sulla stessa costa, i Knicks vanno nella direzione opposta, tornando lentamente verso il basso della graduatoria. Ovvero in quella che pare essere l'ennesima involuzione di una squadra mai sufficientemente continua per poter aspirare seriamente ai playoff. Il buon Danilo Gallinari può poco, e la sua costante doppia cifra fa piacere solo a noi che lo ammiriamo da lontano. Per D’Antoni i problemi sono più grossi: di fatto, gli exploit qualche settimana fa sembrano tornati a essere soltanto dei casi sporadici, in confronto al nulla cosmico mostrato nelle ultime uscite. Harrington e Robinson danno, ma non abbastanza. Lee dà tantissimo, ma probabilmente non è ancora sufficientemente considerato dal mondo NBA per poter far paura, tanto da essere lasciato a casa da un All Star Game che avrebbe strameritato per la stagione fin qui disputata. Coraggio Mike, provaci ancora.
GO WEST
A ovest, possiamo dire che Los Angeles non stia trottando a ritmi indiavolati. Ma è da riportare che i Lakers continuano comunque a tenere ben salda la prima posizione della graduatoria di Conference, anche perché le inseguitrici non sembrano all’altezza. Girone molto più equilibrato quello occidentale con Nuggets, Mavericks, Jazz (alla sesta vittoria consecutiva), Spurs, Blazers, Suns e Grizzlies al momento nei primi otto posti, ma con Rockets e Hornets dietro pronte ad azzannarsi per un posto che conta.
FLOP DA MELODRAMMA
Come detto in apertura, è tempo di All Star Game e di stelle che non luccicano. Dicevamo di quelle dei Celtics che non brillano, ma non solo: Wade, a Miami, non riesce a essere così determinante come lo era qualche anno fa. Forse perché già pregusta un futuro accanto a Lebron (da discutere, qualora avvenisse, come si troverebbe Dwayne insieme al “Re”: si gioca sempre con un pallone solo). Chris Paul è un fenomeno, ma l'andamento dei suoi Hornets è troppo condizionato dalla sua vena: lui brilla, ma non fa brillare chi gli sta accanto. Melodrammatica la situazione dei Pistons, penultimi nella classifica a est, mai così male negli ultimi anni. Hamilton è l’unico che tira la carretta, con i 18 e oltre punti di media a partita. Dopo di lui c’è Stuckey, che a inizio stagione non era di certo il deputato principe a fare il realizzatore. Un ruolo cucito addosso a Ben Gordon, che -stranamente- in una squadra che gioca per lui, non va oltre i 16 a gara. Parliamo di un autentico flop, che può essere solo in parte giustificato dalla cessione Rasheed Wallace, che anche solo a livello di nervi faceva da solo metà squadra. La squadra non ha una vera guida in campo, quello che era Bullips prima della sua dipartita. Ma d’altronde il mercato -eccetto Gordon- non ha portato grossi nomi: insieme a New York, possiamo tranquillamente affermare che Detroit è fin qui la più grossa delusione del campionato.





