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Sotto la toppa, niente

11/03/2010       Autore Davide Camicioli       sport/rewind-di-coppa     Voti (17):

La Premiata Sartoria Leonardo e la Griffe Viola tornano a casa con un dato certo: a volte puoi rammendare qui e là, e restare in piedi. Ma quando la sfilata si fa seria, è questione di stoffa. E di sarto.


Sotto la toppa, niente

Sono solo incubi, nello stadio dei sogni. Travolto, frastornato e bastonato. Il Milan torna a casa con le ossa rotte, e con la convinzione che per tornare a vincere deve rifondare. Fragile in difesa, spuntato in attacco, senza fosforo e polmoni a centrocampo: sette gol in 2 partite, 0 vittorie al Meazza in Champions e tanta, tanta, troppa fatica. L’Europa non è l’Italia, dove puoi mettere una toppa al vestito buono ma logoro: passata la frontiera, il vestito te lo strappano di dosso. In Champions ci vuole l’abito lungo, il sarto giusto e il tessuto migliore. Troppa la differenza di qualità tra le due stoffe (pardon, squadre), troppa l’esperienza di Ferguson contro il novello Leonardo.

SSSERU QUARTI?

Sir Alex (44 trofei nella sua inimitabile carriera) studia ogni dettaglio, e nonostante il 3 a 2 dell’andata mette Park a uomo a ringhiare su Pirlo. Così spegne la luce del Milan, con il coreano che si propone, riparte e alla fine segna pure. Nel primo tempo l’asiatico è il giocatore che ha fatto più chilometri. E cosa dire di Rooney? 20 gol in Champions, 10 alle italiane, 4 al Milan in 2 partite. Inchiniamoci e applaudiamo questi inglesi, vecchi e nuovi maestri del calcio. Premesso che da casa è più facile giudicare e criticare, vorremmo davvero sapere da Leonardo a quale logica si è ispirato nel disegnare la squadra nel secondo tempo, quando dopo 50 secondi ha subito il 2 a 0 con Thiago Silva sulla destra e Ambrosini centrale. Quanta confusione. Leo ha tenuto sulla cresta dell’onda (in Italy) una barca che non ha più le qualità per viaggiare in certi mari europei. Ora dobbiamo sperare solo in lui: Mou, salvaci tu e fai sparire  lo ‘ssseru’ dai nostri passaggi ai quarti. Aggrappiamoci all’Inter, per salvare un calcio italiano che di autorevole ha solo il titolo di campione del mondo. Almeno per qualche mese ancora.
 
KAKA’? CHI?

Se il Milan piange, a Madrid sono sull’orlo del suicidio. Non basta Ronaldo e non serve Kakà (chi l’ha visto ?), sostituito dal vecchio Raul. Proprio l’ex numero 22 rossonero è il simbolo del fallimento europeo delle merengues. Per il sesto anno consecutivo i madridisti non passano gli ottavi. E pensare che si sognava di conquistare la decima coppa dalle orecchione in casa, il 22 maggio. Ora spazio ai processi e al toto allenatore del Madrid per la prossima stagione. Ciao, ciao Pellegrini: la maledizione degli ottavi ha colpito anche te. Sì, perché ancora una volta i fatti dimostrano l’ovvia realtà: spendere non sempre significa vincere, ma serve soprattutto programmare. Un esempio? L’Arsenal, che rifila una cinquina al Porto e mostra un calcio da playstation, dove tutti sanno quello che devono fare. Certo, i Gunners non vincono da una vita. Ma guardate l’età media della squadra, e meditate.
 
 
NON SOLO OVREBO

Non è solo questione di centimetri, non è solo questione di rabbia e di un fuorigioco grande come un grattacielo. C’è dell’altro che non si vede, ma che conta e si sente: si chiama qualità, programmazione, organizzazione e storia. Onore alla Fiorentina che segna 4 gol al Bayern, vince tutte le partite al Franchi in Champions, ma resta a casa contro una squadra che ha sicuramente qualcosa in più. Da una parte non ci sono solo Robben e Ribery, e dall’altra c’è un Gilardino mai decisivo negli appuntamenti che contano. Oltre ai campioni, il Bayern proietta in campo l’idea e la forza di una formazione più completa e più matura. In più, sul settore giovanile, sullo stadio di proprietà e sugli utili a fine stagione -invece dei debiti- il confronto non regge: noi siamo ancora all’età paleolitica. E’ la leggenda dei ‘bravi e sfortunati’, ossia il peggiore complimento che si possa ricevere dopo una sconfitta. Personalmente non ho mai creduto alla fortuna e alla sfortuna: la dea bendata te la vai a cercare. Ora la Fiorentina ha bisogno di non deprimersi. Delle due l’una: o si conferma Prandelli, o si cambia subito. Il progetto Della Valle con la Cittadella viola è solido e importante, ma Prandelli e Corvino sono come Tom e Jerry, e sul mercato sono divisi. Corvino vuole cedere Frey per fare cassa (mai come oggi avrebbe una cifra importante, anche se…), e allo stesso tempo vuole Marchetti e Cossu, magari con Allegri in panchina. Tutto ruota intorno alla Juve, che gioca su tre tavoli con Capello, Benitez e Prandelli. Tutti e tre vogliono essere la prima scelta, ma per ora sono più o meno alla pari sulla lista della spesa dei bianconeri. Tornando alla gara, ho visto un grande cuore viola, che in campionato sembra smarrito. Ma una vittoria nelle ultime 9 gare è un bilancio da retrocessione: ora è il momento di capire che rotta si vuole prendere.

Ultimo quesito retorico. Come mai le inglesi -che non si fermano nè a Natale, nè a Capodanno- giocano di continuo e corrono sempre più di noi? 


Commenti: (4)

doping naturale?

Inviato da Andrea il 13:46
per i team inglesi la birra è consentita dopo le partite, da noi dovrebbe essere ammesso il vino come doping naturale, aiuta lo spirito e come dice una pu8bblicità, ti mette le ali

sì, ma anche il vino...

Inviato da glezos il 17:39
La birra è buona e bella, ovviamente. Ma in un paese come questo non si può dimenticare come il vino faccia buon sangue, e spesso faccia anche venire un fegato così. Anche se resto convinto che a Leonardo non sia venuto: con questa vigna, il prodotto è quello.

Riattivati i commenti?

Inviato da Finalmente. il 17:43
Habemus Commentarium!

Sapore di tappo

Inviato da mottavisconti5 il 18:31
no,Leo di colpe ne ha,anche se i giocatori sono quelli.Borriello nullo,Huntelaar da piangere,non un cross,Ronaldinho che fa venire il mal di mare a vederlo.E'un vino in offerta,e sa pure di tappo.